Web marketing per scrittori: i consigli di Rodolfo Monacelli

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Web marketing per scrittori: i consigli di Rodolfo Monacelli

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In un post precedente ho dato alcuni consigli agli scrittori emergenti su come promuovere un ebook online.
Oggi torniamo sull’argomento con un’intervista a un esperto del settore, Rodolfo Monacelli.
Rodolfo è consulente di web marketing e autore del blog Vendere un libro. Ho chiesto espressamente la sua presenza sul mio blog per fornire un aiuto concreto e delle linee guida a tutti gli autori che sognano di veder pubblicato il loro romanzo.

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1) Ciao Rodolfo, grazie per essere qui, nel mio spazio virtuale. Partiamo con la prima domanda. Come nasce l’idea del tuo blog e quale obiettivo ti sei posto quando l’hai aperto?

Ciao, Giulia, e grazie a te. L’idea del mio blog nasce dal desiderio di aiutare gli scrittori – in particolar modo gli emergenti – a far conoscere e promuovere il loro libro al meglio. Il mercato editoriale è un mercato paradossale: vi sono più libri che lettori. Ma perché succede questo? Io non penso che gli italiani siano geneticamente ostili alla lettura. Penso invece che il problema risieda in un errato modo di comunicare e promuovere il libro, sia da parte degli editori sia da parte degli scrittori stessi. Come viene comunicata la lettura in questo Paese? Come qualcosa d’inaccessibile e riservato a un’élite ristretta. Ritengo che sia arrivato il momento, quindi, di far tornare alla lettura tutti coloro che se ne sono allontanati, e che per far ciò serva utilizzare strumenti comunicativi adatti al tempo in cui viviamo. A tal fine, il web è il mezzo più efficace. Il problema è che non viene ancora sfruttato appieno ma solo in maniera approssimativa e dilettantistica. Il mio blog vuole aiutare gli scrittori a conoscere questo strumento e a usarlo nel modo migliore.

2) Cosa ne pensi dello stato dell’editoria in Italia?

Risponderò a questa domanda con due dati: nell’ultimo anno sono andati perduti 2,6 milioni di lettori e 2,65 miliardi di euro di fatturato. Perché è successo? Certamente la crisi economica mondiale non ha aiutato. Ma siamo sicuri che dipenda solo ed esclusivamente da questo? Che cosa ha fatto l’industria editoriale italiana di sbagliato in questi ultimi anni? Ha veramente promosso la cultura del libro? Io penso di no e ritengo che siamo arrivati a un punto decisivo. Come bene ha scritto Antonio Tombolini in una recente intervista: “Chi fa i mestieri dell’editoria oggi non può che farlo da militante, da una parte o dall’altra. Ed è costretto dai cambiamenti in atto a prendere posizione: il suo lavoro contribuirà alla sopravvivenza o alla morte del libro (dell’esperienza-libro), indipendentemente dal fatto che se ne sia consapevoli o no”. Ecco, purtroppo, mi sembra che in questa ottica l’industria editoriale italiana non sia pienamente consapevole. In questi giorni, durante la Fiera “Più Libri più Liberi” a Roma, ho assistito a un dibattito a dir poco surreale organizzato dall’AIE (Associazione Italiana Editori) con alcuni piccoli editori. Se questo dibattito si fosse tenuto cinquanta anni fa, nessuno se ne sarebbe accorto. Era come se Internet e il digitale non esistessero! La mia paura è che questi signori non solo non conoscano questi strumenti, ma addirittura li considerino dei nemici.

3) Dove inseriresti gli autori emergenti in questo contesto?

Quando parlo di editoria e di mercato editoriale mi riferisco sia agli editori sia agli scrittori. Rispondendo alla tua domanda penso, perciò, che gran parte degli scrittori italiani (emergenti e non) siano parte del problema. Vi è un insieme di provincialismo e di snobismo che crea un cortocircuito micidiale. La maggior parte degli scrittori italiani non ha un blog – e quando ce l’ha sarebbe meglio che non ce l’avesse – né ha una presenza sui social network. Gli scrittori italiani pensano che il loro libro debba essere venduto per volontà divina o grazie a comunicati stampa che non pubblica e legge più nessuno. Pensano che la cosa più importante sia avere il logo di un editore sulla copertina e non raggiungere il maggior numero di lettori possibile, e non intrattengono nessun tipo di rapporto con i loro lettori. Andiamo a vedere cosa succede all’estero e, solo per fare un esempio, confrontiamo il blog di uno scrittore americano (o francese o russo o cinese) con quello di uno scrittore italiano. Purtroppo penso non ci sia molto altro da aggiungere. Vista da un’altra prospettiva, questa del web può quindi essere considerata una possibilità in più per lo scrittore emergente che si trova in un mercato, come quello italiano, in cui pochissimi utilizzano gli strumenti e le strategie veramente utili per vendere il loro libro. Qualora, quindi, iniziassero a farlo avrebbero un vantaggio straordinario sugli altri.

4) Self Publishing: argomento controverso che suscita opinioni contrastanti e molte perplessità. Cosa dovrebbe fare un autore emergente per sfruttare al meglio questa possibilità?

L’argomento del self publishing, purtroppo, come spesso succede in Italia, è stato affrontato nella maniera sbagliata. Il self publishing, infatti, non deve essere sinonimo di dilettantismo. Anzi, come bene ha scritto Guy Kawasaki: “Per avere successo, un self publisher deve ricoprire tre ruoli: autore, editore, e imprenditore”. Nulla a che vedere, insomma, con il fai da te. Prima di pubblicare il proprio libro, l’autore deve comportarsi esattamente come se dovesse pubblicare il libro di un altro e farsi queste domande: Il mio libro merita di essere pubblicato? Com’è l’editing? E l’impaginazione ? La copertina è accattivante e che cosa comunica? Naturalmente non pretendo, perché non sarebbe possibile, che un self publisher diventi, dalla sera alla mattina, un grafico, un marketer e un editor. Per questo deve affidarsi a dei professionisti e iniziare a studiare tutto ciò in cui è carente, almeno per quanto riguarda le tecniche di promozione, marketing e blogging.
Vorrei aggiungere un’ultima cosa: spesso viene contestato che il self publishing potrebbe rappresentare la morte delle piccole e medie case editrici. Nulla di più sbagliato. Anzi, se le piccole case editrici italiane avessero uno sguardo di lunga prospettiva, comprenderebbero che il self publishing potrebbe rappresentare la loro salvezza. Quanti testi arrivano ogni anno sulle loro scrivanie? Migliaia. E se quegli autori invece che rappresentare un salto nel buio fossero già stati vagliati? Se si fossero cioè fatti le ossa attraverso il self publishing dimostrando, nei fatti, di essere stati apprezzati dal pubblico dei lettori e di essersi già conquistati una nicchia di affezionati?

5) Nella tua professione quali sono i dubbi o i problemi che ti vengono posti più spesso e come rispondi per risolverli?

Il problema principale è quello della fiducia. Mi spiego meglio. Le tecniche di promozione e marketing che utilizzo io – che in gergo tecnico sono quelle di “Direct Marketing” o “Marketing a risposta diretta” – non sono mai state proposte ai miei clienti scrittori dai loro editori (passati o presenti). Il principale problema da affrontare, quindi, è far comprendere agli scrittori che queste tecniche funzionano. Quindi, propongo loro dati e confronti, facendo comprendere che se uno scrittore ha scritto un libro valido e ha già un pubblico di estimatori (perché quello, naturalmente, è l’elemento imprescindibile) con le tecniche che propongo come minimo raddoppierà le vendite.

6) Cosa deve assolutamente sapere uno scrittore che vuole promuoversi da solo?

Proporre una tecnica o un’altra non ha senso. Perché per promuovere in maniera professionale un libro (come, del resto, qualsiasi prodotto), uno scrittore deve scegliere una strategia di comunicazione, non adottare una tecnica miracolosa. Detto questo, vi sono alcune cose fondamentali per iniziare a fare sul serio. Riassumendo e semplificando, direi una presenza sui social network, un blog e la possibilità di creare una lista di potenziali clienti. Naturalmente, come ti ho detto, queste tecniche non possono essere slegate l’una dall’altra ma devono fare parte di una strategia complessiva.
Entrando nel concreto, attraverso un blog uno scrittore deve dimostrare di essere un esperto nell’argomento che tratta nel suo libro – sia che si tratti di fiction che di non fiction. Nel blog ci devono essere almeno una Squeeze Page (cioè una pagina “cattura contatti” che permetterà ai suoi lettori di scaricare una risorsa gratuita – un eBook, un video … qualsiasi cosa – in cambio della loro mail, e che trasformi i visitatori in potenziali lettori), una pagina Contatti, e la pagina di vendita del suo libro. Poi serve la sua presenza sui Social Network e una Mailing List che avrà costruito attraverso la Squeeze Page e gestirà attraverso un Autorisponditore per promuovere la sua immagine di scrittore, cioè il suo “Personal Branding”, che indirizzerà più visitatori verso gli articoli del suo Blog. Solo in questo modo il suo potenziale lettore lo conoscerà, apprezzerà ciò che scrive e potrà decidere di acquistare il suo libro.
Come è facilmente comprensibile, questi elementi non possono essere isolati (non avrebbe senso e non servirebbe a nulla) ma sono e devono essere strettamente collegati l’uno all’altro.

Ottimi consigli e tanti spunti di riflessione. Se volete approfondire questi argomenti potete seguire Rodolfo anche su Facebook e Twitter.


About Author

Giulia Di Re

Giulia Di Re

Webwriter, editor, creatrice di ebook e fondatrice del blog Punto di Domanda. Filosofa ed esploratrice della scrittura in tutte le sue forme e sfumature. Appassionata di storie, libri, comunicazione e serie tv.

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