Social network e giornalismo: una relazione complicata

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Social network e giornalismo: una relazione complicata

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Il giornalismo è ancora vivo?

Qual è il suo rapporto con i social network?

Dal 10 al 13 settembre si è svolta la seconda edizione del Festival della Comunicazione di Camogli. Un evento gratuito con oltre 110 ospiti che hanno affrontato il tema del linguaggio declinato in ogni ambito della società, dai media all’arte, dalla politica ai social network (se non sapete di cosa si tratta potete dare un’ occhiata a questo link. Se non avete mai visitato Camogli, fatelo).

Anche se con un po’ di ritardo, oggi “rendo onore” alla mia formazione ed esperienza giornalistica proponendo una riflessione dall’intervento di Carola Frediani, giornalista freelance e social media manager della Stampa.

Alla domanda che ho posto all’inizio la Frediani dà una risposta positiva.

Il giornalismo è ancora vivo, ma ci sono parecchie cose da aggiustare.
Sicuramente è in crisi. Questo è senza dubbio dovuto alla rivoluzione digitale.

Per rimediare viene proposto di ripartire da alcuni punti fermi.

FLUIDITÀ

Il giornalismo deve andare dove sono i lettori.
Affrontare la rivoluzione digitale limitandosi alla trasposizione letterale dei giornali sul web è stato un errore proprio dal punto di vista concettuale. È necessario pensare la notizia nella sua natura digitale, ma purtroppo ci sono ancora troppi retaggi culturali che lo impediscono. La difficoltà maggiore sta nel metterlo in pratica senza perdere la propria identità.

AUTOREVOLEZZA

Il giornale deve riuscire a garantire ai suoi lettori che continua a svolgere un lavoro di informazione; questo perché ormai i giornali non hanno più l’autoritas di una volta e non possono dare niente per scontato.

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Se ci fate caso, ormai la maggior parte delle notizie le leggiamo su facebook. Un dato molto importante ci dice che il traffico dai social ai siti di giornale è in netta crescita. È molto raro che si arrivi direttamente al sito senza passare dai social network. Non a caso i giornali fanno sempre più attenzione soprattutto a Facebook.
Tuttavia, limitarsi a Facebook sarebbe un grosso errore.

Per fare qualche esempio, nel 2014 la BBC ha fatto un servizio sul caso ebola utilizzando whatsapp.
Inoltre un altro strumento che il giornalismo sta riscoprendo è la newsletter, in quanto permette agli utenti di avere un filtro su tutte le informazioni da cui siamo bombardati ogni giorno.
Questi esempi chiariscono come il “giornale” sia molto di più rispetto a quello cartaceo che tutti hanno in mente: sta andando letteralmente fuori dalle proprie mura.
Jeff Jarvis, critico dei mezzi di informazione, afferma che “non ci sono giornalisti, c’è solo il giornalismo”. Quest’ultimo, nella sua definizione, non si identifica con un nome, un’industria o una corporazione. In quanto servizio esercitato ormai ben oltre le mura di redazioni e di generi narrativi, ha lo scopo di informare i cittadini e aiutare le società a strutturare la loro conoscenza, in modo che, scegliendo autonomamente quale sia la loro fonte giornalistica, possano nella vita orientarsi meglio.

Dove sta il rischio?

Il rischio è quello di perdere la propria identità per adeguarsi a ciò che viene seguito dagli utenti.
BuzzFeed per esempio è molto abile nella gestione social: il punto di forza è l’abilità nell’alternare contenuti seri e leggeri.
Bisogna fare attenzione: è vero che le persone fanno click molto più facilmente su contenuti leggeri e divertenti (il momento di svago è sacrosanto), ma è necessario rendersi conto che soprattutto oggi c’è l’esigenza di un’informazione di qualità.

Come dovrebbe essere il rapporto tra social network e giornalismo?

Il giornale dovrebbe cercare di capire le esigenze degli utenti e costruire una comunità. Questo compito viene svolto dal social media manager, colui che crea e gestisce il confronto tra lettori e redazione attraverso i social network.

Quali sono le difficoltà e le contraddizioni con cui ha a che fare un social media manager all’interno di una redazione giornalistica?

Ormai è un dato di fatto che i social network hanno cambiato il mondo della comunicazione e dei mass media: oggi il lettore fruisce la notizia in modo molto diverso rispetto ad alcuni anni fa, quando il dominio della carta era incontrastato.
Si corre il rischio di dar credito facilmente a bufale e molto spesso a cadere nel tranello sono gli stessi giornalisti, i quali si trovano, da una parte, a fare i conti con la velocità con cui dare le informazioni per cercare di anticipare gli altri siti; dall’altra, con la lentezza e la precisione che il controllo delle fonti richiede.
Essi devono essere in grado di gestire la velocità delle rete e nello stesso tempo l’incertezza. Soprattutto sui social circola un’enorme quantità di foto di cui non si sa la fonte.

Il problema principale è proprio quello di verificare la veridicità delle notizie e delle fonti sui social e in generale sulla rete.
Emerge quindi il dibattito sull’affidabilità e sulla qualità delle informazioni condivise dai cittadini online, soprattutto quando è difficile verificare le affermazioni e le segnalazioni.
Dopo il terremoto di Haiti, per esempio, si è diffuso online un messaggio su voli gratuiti in aereo offerti agli infermieri e i medici che volevano raggiungere l’isola.
Era falso, ma nonostante ciò, ha iniziato a circolare in pochissime ore; per fortuna è stato smascherato velocemente.

Capita troppo spesso che i siti d’ informazione diffondano notizie non verificate che si trovano online. Facendo così dimenticano che il giornalismo dovrebbe pensare al lettore fornendo un servizio, ovvero creare le giuste connessioni all’interno dell’attuale bombardamento informativo.


About Author

Giulia Di Re

Giulia Di Re

Webwriter, editor, creatrice di ebook e fondatrice del blog Punto di Domanda. Filosofa ed esploratrice della scrittura in tutte le sue forme e sfumature. Appassionata di storie, libri, comunicazione e serie tv.

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