Scrivere un racconto: la lezione di Jack M. Bickham

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Scrivere un racconto: la lezione di Jack M. Bickham

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Questo post nasce da un’ esperienza personale in casa editrice. In un concorso per racconti brevi di cui sono stata ideatrice e giudice ho notato una cosa “strana”. È capitato più volte di leggere un testo in cui le abilità di scrittura dell’autore erano evidenti, ma purtroppo non si trattava di un racconto. Come è possibile? Testi scritti con un italiano impeccabile, curati con grande attenzione e quindi quasi privi di refusi, in cui però mancava la storia, l’architettura del racconto: non c’era un vero e proprio inizio, uno svolgimento e una fine.
Da qui nasce l’idea del post. Ho deciso di condividere alcuni consigli di Jack M. Bickham, uno scrittore e docente universitario che ha tenuto decine di corsi di scrittura creativa negli Stati Uniti. Bickham

Bickham parte da una semplice domanda.

Esistono degli elementi che tendono a essere ricorrenti nei racconti?

Vediamoli insieme.

Cosa non è un racconto

Per prima cosa, un racconto è più lungo di una vignetta, ma più corto di un romanzo breve.
Seconda l’idea di molti scrittori, un testo diventa una storia quando supera le poche centinaia di parole che in genere definiscono la vignetta.
Ma che cos’ è una vignetta? È una fotografia statica. Si concentra su un punto congelato nel tempo e nello spazio e cerca di coglierne l’essenza. Non si muove.
L’intento di uno scrittore che produce una vignetta non è quello di raccontare una storia, ma piuttosto di cristallizzare un luogo, un evento o un momento, ed evocare un certo sentimento nel lettore. La vignetta è immobile, non c’è spazio per più di una descrizione. D’altra parte, il lettore di una vignetta non cerca una narrazione o uno sviluppo di eventi; piuttosto cerca un momento di evasione, una singola e rapida emozione.
Un racconto è più lungo di una vignetta, e non può reggersi solo sull’atmosfera. C’è abbastanza spazio per raccontare una storia, quindi deve esserci qualcosa di più di un istante statico. Nel racconto si sviluppa un evento in movimento o una serie di eventi che stimolano la curiosità sul “come andrà a finire.

Il racconto deve essere più lungo di una vignetta, c’è quindi spazio per qualche sviluppo; nello stesso tempo però non è il vasto affresco del romanzo. Infatti ci sono comunque dei limiti pratici alla lunghezza che portano a un numero ridotto di personaggi e a coprire uno spazio temporale minore.

Il punto di vista

Un altro aspetto importante è il punto di vista. I racconti, come le forme più lunghe, sono caratterizzati dal fatto che si dà al lettore un modo per vivere l’azione della storia come se la vedesse tramite gli occhi di qualche personaggio. Il punto di vista è ciò che permette al lettore di identificarsi nella storia. Questo accade perché tutti noi viviamo la nostra vita con un punto di vista, il nostro, e accettiamo molto più facilmente la credibilità delle storie se possiamo identificarci con qualcuno che vive la storia dall’interno.

Il movimento

Il racconto inoltre deve avere movimento. La maggior parte dei lettori non regge a lungo se la situazione anche solo su una pagina è completamente statica. La narrazione troppo statica risulta noiosa.

 Il movimento può essere estremamente sottile, ma deve esserci. Una parte importante del lavoro dello scrittore consiste nel capire quando e dove la storia inizia, quando e dove finisce, e che significato ha per il personaggio principale. Una considerazione: il fatto che siano presenti delle azioni fisiche non significa di per sé che stia succedendo qualcosa. Perché qualcosa accada ci deve essere un impatto su un personaggio nella storia. Cosa significa tutto questo? Significa che le storie devono muoversi, e muoversi in direzioni che abbiano un qualche effetto sulle persone nella storia. Capita molto spesso che molti scrittori si preoccupino troppo dello stile tralasciando di tirare fuori la loro storia dalle sabbie mobili.

L’emozione dinamica

Un’altra caratteristica architettonica del racconto è l’emozione dinamica. Il racconto ha generalmente a che fare con emozioni provate molto profondamente dai personaggi. Raramente l’emozione alla fine della storia è la stessa dell’inizio. Un buon racconto quindi include il movimento emotivo dei personaggi, i quali affrontano problemi personali. Qualunque sia lo stile o l’approccio dovrai comunque arrivare a impugnare emozioni forti.

Questi sono alcuni elementi fondamentali dell’architettura di un racconto.

Siete d’accordo con questi suggerimenti? Cosa vuol dire per voi scrivere un racconto?

Fatemelo sapere nei commenti.


About Author

Giulia Di Re

Giulia Di Re

Webwriter, editor, creatrice di ebook e fondatrice del blog Punto di Domanda. Filosofa ed esploratrice della scrittura in tutte le sue forme e sfumature. Appassionata di storie, libri, comunicazione e serie tv.

4 Comments

puntiluce

marzo 14, 2016at 4:04 pm

ho sempre pensato che scrivere un buon racconto fosse di gran lunga più difficile dello scrivere un romanzo. difficile poi trovare degli ottimi racconti. io quando penso ad un racconto perfetto penso a quelli di Melville e di Kafka e il paragone con loro difficilmente regge. sono d’accordo, un racconto deve concentrare in poche pagine emozioni forti, personagggi memorabili e una trama accattivante. io spesso vorrei cimentarmi nella scrittura di un racconto, è il finale però che mi manca. terrò sicuramente presente questi tuoi suggerimenti. grazie!

    Giulia Di Re

    Giulia Di Re

    marzo 14, 2016at 4:13 pm

    Hai perfettamente ragione, il finale è un momento molto difficile e delicato da affrontare! Grazie per per il tuo commento, sono contenta di essere stata utile in qualche modo! 🙂

Jeanette

agosto 10, 2016at 7:54 am

I love reading these articles because they’re short but invtomarife.

    Giulia Di Re

    Giulia Di Re

    gennaio 9, 2017at 1:40 pm

    Thank you!

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