Professione traduttrice: intervista ad Annarita Tranfici

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Professione traduttrice: intervista ad Annarita Tranfici

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In un post precedente ho fatto una chiacchierata sul web marketing per scrittori con Rodolfo Monacelli. Oggi torniamo a parlare di libri insieme ad Annarita Tranfici, una bravissima traduttrice che sprizza passione da tutti i pori. Ho potuto apprezzare il suo lavoro in casa editrice e sono molto contenta che abbia accettato quest’intervista. Passiamo la parola alla diretta interessata.

annarita tranfici

Ciao Annarita, ti ringrazio molto per essere qui. Partiamo da una domanda semplice. Chi è Annarita Tranfici?

Ciao, Giulia! Innanzitutto, grazie per avermi invitata in questo tuo delizioso salottino virtuale. È un onore e un piacere per me essere qui a parlare di ciò che più amo fare nella vita: “interagire con i libri”. Che si parli di lettura, traduzione o scrittura, che si armeggi con Kindle ed e-book o con la cara vecchia carta e la sua fedele penna a sfera, io sono (o almeno cerco di essere) sempre in prima linea. 🙂
Chi è Annarita Tranfici? Domanda tutt’altro che semplice, anche per chi ha fatto delle parole il proprio pane quotidiano. Annarita è una ragazza molto curiosa, affamata di cultura, concreta e (lo dico senza alcuna presunzione) molto intraprendente.
Amo e credo nella forza delle parole, ma mi pongo come obiettivo personale e filosofia di vita l’applicazione pratica e tangibile di ogni buon proposito. Nella vita reale sono una persona introversa e talvolta troppo taciturna (timidezza che le interazioni virtuali mi permettono di vincere), ma non è solo per carattere che mi ritrovo a parlar poco. Alla conversazione prediligo l’ascolto, ai commenti sterili antepongo le azioni concrete, anche se piccole e all’apparenza degne di minore considerazione. Conosco i miei limiti e cerco, ogni giorno un po’ di più, di migliorare me stessa e ciò che faccio, puntando all’eccellenza dopo aver capito (grazie alle delusioni e alle frustrazioni accumulate negli anni) che la perfezione non è di questo mondo e che vano sarà ogni sforzo di raggiungerla.
Mi piacciono le cose ben fatte, che trasudano impegno e passione, competenza e trasporto, applicazione e concentrazione, originalità e studio. Ho la testa proiettata al futuro e ai miei mille (spesso troppo ambiziosi) obiettivi e progetti, ma sto imparando a prendermi, ogni tanto, meritati periodi di riposo e di stasi, tempo in cui mi siedo, osservo tutto ciò che ho seminato e raccolto e mi godo le mie piccole grandi soddisfazioni.
Sono una ragazza acqua e sapone, senza grilli per la testa, che forse a volte pretende un po’ troppo da se stessa e che, più che il confronto con gli altri, teme quello con il suo sempre desto e spesso eccessivamente critico giudice interiore. Credo nei valori dell’onestà – morale e intellettuale -, del sacrificio, della collaborazione, dell’integrità dei propri sogni e della bellezza (a volte ben nascosta ma sempre presente) della vita e di tutto ciò che la rende degna di nota. Amo il cinema d’autore, i gelati artigianali (nonostante odi il freddo, ne mangerei anche a gennaio inoltrato), passeggiare per Napoli (mia città natale) e Londra (la mia nuova casa), deliziarmi (e deliziare) in cucina e scrivere. La scrittura è sicuramente la forma d’arte più vicina al mio modo di essere, con cui esprimo appieno me stessa e la mia creatività.
Credo di essermi dilungata abbastanza (finisce sempre così, non ho il dono della sintesi, purtroppo!)

Passiamo al tuo lavoro. Dove nasce la passione per la traduzione e qual è stato il percorso per farla diventare una professione?

La mia passione per la traduzione non si è sviluppata recentemente. Negli ultimi due anni ho portato avanti studi e approfondimenti specifici per lavorare nel settore della traduzione letteraria, frequentando corsi di specializzazione e seminari legati al settore. Tuttavia, la traduzione è “un’arte” che ho abbracciato molti anni fa, poco prima dell’inizio della mia carriera universitaria, quando a volte nel tempo libero mi divertivo a tradurre testi di canzoni, brevi racconti, lettere o pagine di diario. Le lingue straniere mi hanno sempre affascinato; è stata la mia insegnante di inglese delle scuole elementari a farmene innamorare e da allora, anno dopo anno, di fronte a me si è palesata sempre più chiaramente la strada che “ero destinata” a intraprendere. Una strada irta di difficoltà, che richiede un impegno e una dedizione costanti, ma che non manca di regalare impareggiabili soddisfazioni.

Secondo te, quali caratteristiche e competenze bisogna avere per svolgere al meglio questo lavoro?

Dunque… Un buon traduttore, a mio parere, deve essere un buon lettore. Deve avere alle spalle un bagaglio di letture corposo, letture di generi, autori e periodi anche molto diversi tra loro. Deve conoscere i grandi classici ma prestare occhio e orecchie anche alle voci della narrativa moderna. Deve analizzare le varietà e le evoluzioni del linguaggio, deve abbracciare appieno la cultura, le tradizioni e le origini di un popolo, della sua terra e delle espressioni linguistiche che usa per comunicare. Il traduttore è un mediatore culturale: una figura che, attraverso il proprio lavoro e le proprie competenze, permette a due penne molto diverse tra loro di incontrarsi, conoscersi, compenetrarsi, scoprire le peculiarità di entrambe le culture di cui sono esponenti e interpreti.
C’è una citazione di Bijay Kumar Das, studioso di letteratura, traduttore e critico letterario, che adoro e che racchiude quella che si potrebbe definire la vera “essenza” del traduttore: “A translator is a reader, an interpreter and a creator, all at once” (“Un traduttore è contemporaneamente un lettore, un interprete e un autore”).
Lettore di parole lontane, interprete della cultura di un paese diverso dal proprio, autore inteso come “artigiano” e creatore di un testo che, sebbene non sia stato lui a concepirlo personalmente, sarà sempre portatore della sua impronta e del suo intimo stile.
Credo che un traduttore, per svolgere al meglio la propria professione, debba essere pienamente consapevole del “peso culturale” che porta sulle spalle, della sua funzione di interprete della lingua, della responsabilità che abbraccia nel momento in cui decide di regalare al proprio paese e ai propri connazionali un’opera che, senza il suo aiuto, molti non avrebbero potuto leggere e apprezzare. Da questo punto di vista, penso che questo mestiere regali gioia e appagamento come pochi altri.

Raccontaci la giornata tipo di una traduttrice.

Partiamo dal presupposto che una giornata tipo di una traduttrice (specialmente se freelance) non dura otto ore. Parliamo almeno di dieci ore, a cui spesso si accompagnano diversi week-end da spendere a lavorare alle revisioni, alle prefazioni o ad altri lavori collaterali per rientrare nei termini prestabiliti per la consegna e rispettare le scadenze.
Per quanto mi riguarda, tendo a dedicare buona parte della giornata esclusivamente alla traduzione di nuove pagine, riservando fasi un po’ più “leggere” (ma neanche troppo!) alle ore tarde del pomeriggio, ore che consacro appunto alla revisione di parti già tradotte e che necessitano di essere “limate o smussate” o allo studio. Il continuo aggiornamento attraverso corsi, seminari online e confronto con traduttori più esperti, è una parte fondamentale di questa professione. Il traduttore deve evolvere, migliorare, affinare la propria tecnica e ampliare le proprie competenze, e spesso il modo più rapido ed efficace per farlo è proprio essendo parte attiva di una community formata da professionisti del settore e continuando a leggere e studiare manuali e testi focalizzati sui propri campi di interesse.
Riassumendo, dunque, la giornata tipo di una traduttrice è divisa tra lavoro e studio, attività di traduzione e post-traduzione. O almeno, la mia lo è!

Il tuo lavoro ha permesso di diffondere per la prima volta in Italia opere di grande valore, come “Le anime bianche”, traduzione di “The white people” di Frances Hodgson Burnett. Come avviene questa ricerca e con quali criteri scegli i testi da tradurre?

anime bianche

In genere, quando scelgo un testo da proporre a una casa editrice, parto dagli autori che da lettrice ho apprezzato e di cui, da traduttrice, riterrei un onore e un piacere poter studiare e approfondire altre opere, ancor più se minori o sconosciute. È stato così per Frances Hodgson Burnett che, come ho chiarito nella presentazione dell’opera, è stata l’autrice che mi ha iniziata alla lettura da ragazzina (non so quante e quante volte ho riletto “Il giardino segreto”, sempre con lo stesso entusiasmo, sempre con la medesima commozione) e per Louisa May Alcott, di cui pubblicherò una raccolta di racconti brevi intitolata “A modern Cinderella” sempre curata dalla Panesi Edizioni e un’altra sua opera attualmente in co-traduzione con una collega con cui condivido percorso di formazione, interessi ed entusiasmo. È stato così per Charles Baudelaire, di cui avevo già apprezzato la magistrale opera de “I Fiori del male” e di cui ho appena ultimato la traduzione dell’unica opera in prosa da lui prodotta, “La Fanfarlo”, la cui pubblicazione avverrà molto presto. Ed è stato così per la prima opera da me tradotta, “Le bal” della scrittrice Irène Némirovsky, collocato in una collana intitolata “Libreria Internazionale” assieme ad altri classici della letteratura mondiale.

Che consigli daresti a chi vuole intraprendere questa strada?

Credo che il mestiere del traduttore letterario (l’unica branca su cui sento di potermi pronunciare visto che è quella di mia competenza) sia una professione indicata per persone che, prima ancora che per le lingue, nutrono un amore profondo e viscerale per la lettura e la letteratura. Non è possibile svolgere al meglio un impegno di tale portata se non si prova passione per quello che si fa, se non si nutre curiosità, se non si ha voglia di approfondire, di leggere e scoprire sempre di più a proposito dell’autore che si ha tra le mani.
Consiglierei, a chi condivide queste importanti premesse, di cercare al termine della propria formazione universitaria, un corso post-laurea specializzato in traduzione letteraria (ce ne sono diversi molto validi, qui una lista ricca che comprende specializzazioni anche in altri settori), frequentare community riservate ai traduttori come TranslatorsCafé, Biblit o Proz.com – The Translation Workplace (che a cadenza regolare offrono seminari online anche gratuiti molto interessanti, nonché diverse opportunità lavorative) e formulare studiate e precise proposte di traduzione da inviare a case editrici interessate a pubblicare nuovi testi, badando bene al catalogo editoriale, alle collane attive e alle linee guida da seguire per avere maggiori possibilità di essere tenuti in considerazione.
Come in ogni cosa, se si è animati dal fuoco della passione, se ci si mette cuore, anima e corpo in quelle che si crede siano le scelte più congeniali alla propria persona e al proprio personale percorso, il modo per realizzare le ambizioni, anche quelle che sembrano irraggiungibili, si trova. Sempre!

Grazie per l’opportunità che mi hai regalato di poter parlare di me, delle mie attività e della mia passione. È stata una bellissima intervista. Grazie di cuore, cara Giulia!

Grazie mille Annarita. Un autentico esempio da seguire e tante risorse utili per tutti coloro che sono interessati al mondo della traduzione.

Potete continuare a seguire Annarita sul suo blog e su Twitter.


About Author

Giulia Di Re

Giulia Di Re

Webwriter, editor, creatrice di ebook e fondatrice del blog Punto di Domanda. Filosofa ed esploratrice della scrittura in tutte le sue forme e sfumature. Appassionata di storie, libri, comunicazione e serie tv.

1 Comment

Rassegna stampa Le anime bianche – Panesi Edizioni

febbraio 14, 2016at 6:25 pm

[…] Punto di Domanda […]

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