Festival della Punteggiatura: una riflessione

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Festival della Punteggiatura: una riflessione

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Nella splendida cornice di Santa Margherita Ligure, dove ho avuto il piacere di gustare il miglior caffè macchiato che abbia mai provato, il 25 e il 26 settembre si è tenuta la prima edizione del Festival della Punteggiatura.
Due giornate in cui insieme a tanti ospiti si è affrontato questo tema controverso da diversi punti di vista: sono intervenuti scrittori, linguisti, poeti, editor.

Oggi vi propongo la riflessione di Giuseppe Antonelli, docente di Linguistica noto al pubblico per la trasmissione su radio 3 “La lingua che batte”. Nel suo intervento, “La punteggiatura percepita”, ha parlato di come la punteggiatura stessa stia cambiando.
Di fatto esistono una punteggiatura normativa, ovvero quella che (in teoria) viene insegnata a scuola, e una punteggiatura “sociale”. Da qui l’idea che oggi ci sentiamo un po’ tutti scrittori e usiamo la punteggiatura un po’ come ci pare.

Come mai sta capitando proprio oggi?

Se ci fate caso, non si è mai scritto così tanto. Questo è sicuramente dovuto all’influenza delle nuove tecnologie sulla vita quotidiana: computer, smartphone…vi dicono qualcosa?
Il risultato non poteva che essere un’idea “intonativa ed emotiva” della punteggiatura, contrapposta a quella logico-sintattica che ci viene inculcata a scuola, ovvero quella che illustra la struttura di un periodo.

Mentre in passato erano gli scrittori famosi a prendersi il proprio “spazio soggettivo”, negli ultimi anni possiamo dire che si è passati da una percezione soggettiva della punteggiatura a una percezione collettiva.
Sicuramente, non solo la percezione, ma anche la funzione della punteggiatura sta cambiando.

A che stadio siamo di questa “evoluzione”?
Antonelli lo definisce “interpunzione digitale”.

Di cosa stiamo parlando?

Pensate alle emoticon e alle emoji. La differenza? Le prime sono le faccine fatte con i classici segni d’interpunzione, le seconde sono i disegnini preconfezionati che arrivano dal Giappone.

emoji

 

La scrittura dev’essere scrittura e non algebra […] Che è questo ingombro di lineette, di puntini, di spazietti, di punti ammirativi doppi e tripli, che so io? Sto a vedere che torna alla moda la scrittura geroglifica, e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare, e non sapendo significare le cose colle parole le vorremo dipingere e significare con segni, come fanno i cinesi […]

Così scriveva Leopardi in un suo pensiero dello Zibaldone, il 22 aprile 1821. Cina a parte…non vi sembra sia stato profetico?

Che cos’hanno in comune emoticon ed emoji?
Le emozioni!
Le faccine si aggiungono al testo e lo arricchiscono con l’intonazione.
Sembra proprio che la punteggiatura stia andando verso uno stato emotivo.
Soprattutto nella comunicazione telematica tra i giovani il ruolo della punteggiatura classica, ovvero quello di dare un’intonazione, un ritmo al testo, ormai è stato assunto da emoticon ed emoji.

gruppo di aiuto segni

Tornando alla “punteggiatura classica”, sembra che l’utilizzo stia cambiando anche in rapporto alla psicologia. Nel dialogo telematico, infatti, la punteggiatura ha acquisito una funzione diversa, più legata alla psicologia. L’esempio migliore è quello del punto fermo, poco adatto al dialogo telematico poiché trasmette ostilità ed esprime il desiderio di chiudere la conversazione. Per questo nella “punteggiatura dialogica” hanno più successo i tre puntini e i punti esclamativi.

In conclusione: sembra che ormai soprattutto i giovani siano più legati all’uso emotivo della punteggiatura che a quello normativo.

C’è chi dice che bisogna smettere di aver paura dei cambiamenti. Personalmente credo che il discorso sia un po’ più complesso, soprattutto quando si crea confusione e ritroviamo un eccesso di faccine, punti esclamativi, puntini di sospensione in un articolo, un tema, un saggio.

E voi cosa ne pensate?
Fatemelo sapere nei commenti!


About Author

Giulia Di Re

Giulia Di Re

Webwriter, editor, creatrice di ebook e fondatrice del blog Punto di Domanda. Filosofa ed esploratrice della scrittura in tutte le sue forme e sfumature. Appassionata di storie, libri, comunicazione e serie tv.

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