Dario Argento racconta Dario Argento

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Dario Argento racconta Dario Argento

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Halloween si avvicina inesorabilmente.
A questo proposito, oggi vi racconto il racconto di un racconto. Un racconto di “Paura”.

In occasione dell’andata in scena di Lucia di Lammermoor al teatro Carlo Felice e dell’uscita di Paura, la sua autobiografia, Venerdì 13 febbraio (sarà un caso?) Dario Argento è intervenuto a Palazzo Ducale di Genova, la mia città.

Un incontro a cui la sottoscritta era presente, e da cui ne ha tratto un vero e proprio insegnamento per tutti coloro che vogliono raccontare storie per mestiere o per passione, che siano registi, sceneggiatori, scrittori, o attori…

Per una giovane che nella vita è riuscita a vedere pochissimi film horror perché facilmente impressionabile (per non dire che passa la notte in bianco), ascoltare come una delle icone del cinema italiano crea e vive questo genere di opere d’arte, è stata un’esperienza particolarmente stimolante.Argento_Paura-1

Un modo di rivolgersi agli interlocutori schietto, semplice e diretto: “Io sono malato, sono condannato a dover raccontare, narrare… Non a caso la mia autobiografia l’ho scritta come fosse un romanzo, per una volta mi piacerebbe essere io l’ascoltatore”.
Ecco come si descrive una delle personalità che ha dato un’identità al cinema di genere: una sorta di schizofrenico in cui vivono due “Dario” che sono destinati ad incrociarsi raramente ma che talvolta, soprattutto nei numerosi viaggi tanto amati dal regista, si incontrano e dialogano: uno è il Dario di tutti i giorni, una persona che si definisce garbata, che ama viaggiare e custodisce nel cuore i momenti felici con le figlie; l’altro è quello che vediamo in Phenomena, Inferno, Tenebre… Come è possibile?
Dario Argento concorda con quello che un giorno gli disse John Carpenter: il suo più grande dono è quello di riuscire a guardare nella sua metà oscura, quella che gli fa immaginare “nefandezze tremende”: la mente geniale è quella che guarda nei pensieri più oscuri e li rappresenta.

Alla domanda: “Che cos’è per lei la paura?” il regista risponde che è un qualcosa che viene dal profondo, per questo i suoi film hanno raggiunto il successo in tutto il mondo: raccontano ciò che viene dal profondo dell’essere umano, paure universali e quindi comprese ovunque e da tutti.

La valvola del suo successo, la crudeltà e la violenza estreme, sono reali, e Dario Argento le ha mostrate senza riserva, esasperandole, raccontando i demoni dell’inconscio: a questo proposito cita l’enorme debito nei confronti di Freud e le sue scoperte, senza le quali non gli sarebbe stato possibile comprendere molti eventi, film e simbologie; appena ne ha l’occasione paga il suo debito con un pellegrinaggio alla casa di Freud, che ha visitato una decina di volte.

Qual è una delle più grandi paure del maestro della paura? La paura che il suo “Vaso di Pandora”, lo scrigno dei pensieri più oscuri, si spacchi e lo travolga: da qui nasce l’esigenza di raccontare, mostrare, dando vita a capolavori che hanno fatto scuola in tutto il mondo.

Da questo incontro un grande insegnamento per i presenti e per tutti.
Per affrontare e curare i propri demoni e le proprie paure: osservatele, comprendetele, mostratele, costruiteci una storia e mettetela in scena.

Non avevo paura del buio, come tutti i bambini, io avevo paura del corridoio di casa. Era una forma perfetta di terrore: puro, senza condizionamenti.”


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Giulia Di Re

Giulia Di Re

Webwriter, editor, creatrice di ebook e fondatrice del blog Punto di Domanda. Filosofa ed esploratrice della scrittura in tutte le sue forme e sfumature. Appassionata di storie, libri, comunicazione e serie tv.

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